LO SFILATO SICILIANO NELLA TERRA IBLEA

muri a secco

Foto Giuseppe Leone

I merletti di Leone

(versi su una foto di muri a secco ragusani)

Lo scatto sintetico di Giuseppe Leone coglie

merletti di pietre come usciti da un telaio.

Architettura primordiale della campagna iblea:

così l’iniziale troncatura e sfilatura

dei fili di lino

che preparano l’altorilievo

a Sfilato Siciliano.

Ombra necessaria, la troncatura del lino.

Naturali, i vuoti tra le pietre.

Perché tutto è secco, nel Mediterraneo.

Ma quanta luce prepara, quest’ombra!

Calcare duro dei muri a secco, che abbaglia.

Acanto, conchiglie, rosoni,

volute, testine d’angelo, leoni,

risparmiati dal taglio:

chiarezza solare dello Sfilato.

                                                                             Rosanna Garofalo

Non c’è  terra, come quella iblea, con Ragusa e tutti i comuni della sua provincia, dove lo Sfilato Siciliano sia conosciuto famiglia per famiglia, conservato nella canonicità delle sue tre tecniche: ‘400, ‘500, ‘700, e in questi anni insegnato con metodicità. Riguardo all’insegnamento, che prima avveniva soprattutto in famiglia, le parole dell’allora vescovo di Ragusa Angelo Rizzo rivolte ai membri del gruppo “Nodo d’Amore” nel lontano 1999, sono state profetiche. Ci ha detto, in occasione della sua visita annuale che cadeva durante la novena all’Immacolata: “Compito di questo Gruppo deve essere anche quello di insegnare lo Sfilato, perché si perpetui questo artigianato della nostra terra, che è un dono di Dio“.

Abbiamo conservato nel cuore la consegna del vescovo e quando i tempi per il nostro Gruppo sono stati maturi abbiamo iniziato i corsi. All’inizio ci scontravamo anche con l’aria incredula dei negozianti dai quali acquistavamo l’occorrente per i kit: “Corsi di ricamo?, ci dicevano; ma chi volete che sia interessato al ricamo, al giorno d’oggi!” E invece già dai primi turni una valanga di interessate, per la maggior parte nostalgiche dello Sfilato Siciliano che avevano visto praticato dalle nonne.

Ci siamo poi allargate a macchia d’olio fuori dalla provincia di Ragusa e qui la motivazione che avvicinava le persone ai corsi era quella del fascino misterioso che lo Sfilato Siciliano aveva da sempre esercitato su di loro. Ne avevano sentito l’eco attraverso i capi acquistati nell’area del ragusano ed ora potersi accostare a “sua maestà  lo Sfilato Siciliano” (riportiamo una testuale espressione), e gratuitamente, aveva del miracoloso.

Oggi, un po’ stanche di questo continuo andirivieni da Ragusa per le varie sedi dei corsi esterni, sedi che comunque non smetteremo di raggiungere, auspichiamo un flusso “ad intra” e invitiamo gli “stranieri” a venire nella sede della nostra città, dove lo Sfilato si impara con più empatia. Si vedono ancora dietro i vetri delle case a piano terra le ricamatrici (di pirciuliatu, cioè bucherellato: così è chiamato lo Sfilato a Chiaramonte Gulfi) chine sui grandi telai rotondi. Si vede il ricamo di pietra nei monumenti barocchi, che si offrono come idee ispiratrici di disegni inediti ed avveniristici da portare sul telaio. Si vedono i caratteristici muri a secco che squadrano gli altipiani iblei, che tanto hanno in comune con le ombre e le luci dello Sfilato. Un viaggio, per eventuali appassionate a questa tecnica di ricamo, ora facilitato dall’attivazione del vicino aeroporto di Comiso. Per informazioni sui corsi Tel. 0932 229044 Cell. 340 4708566

PERCHE’ ‘400? PERCHE’ ‘500? PERCHE’ ‘700?  QUALI LE MOTIVAZIONI CHE HANNO DATO IL NOME ALLE TRE TECNICHE DELLO SFILATO SICILIANO?

E’ una domanda ricorrente, se non addirittura puntuale, riguardo allo Sfilato Siciliano. In questa sede rispondiamo attraverso un nostro testo pubblicato nell’articolo “Monastero del SS. Salvatore – Noto (SR)”.

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2 risposte a “LO SFILATO SICILIANO NELLA TERRA IBLEA”

  1. sono stata molto colpita dall’impegno nella missione consegnatavi dal Vescovo di Ragusa

    • Cara Milvia, le parole del vescovo Angelo Rizzo sono state profetiche ed hanno prodotto un progetto spirituale, umano e culturale che si espande sempre di più (speriamo anche fuori dell’area Iblea). II ricamo in sé favorisce la contemplazione e la comunione, se poi oltre la semplice tecnica si curano la creatività, l’innovazione, la ricerca e l’ispirazione ai monumenti classici del luogo, alla particolare natura del luogo, esso ha trovato, con l’arte, la sua completezza. Rosanna Garofalo

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